Limiti e territorialità

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Il paesaggio è la fisionomia di un territorio, il quale esprime le sue caratteristiche fisiche, antropiche, biologiche e soprattutto etniche. La sua morfologia è imprescindibile dal gruppo umano che vive in quel territorio e dal modo in cui esso lo percepisce.

Monte Terminio: vetta.

Secondo l’approccio olistico dell’ecologia del paesaggio, un territorio può essere suddiviso in aree geografiche spazialmente eterogenee – definite patches o tessere ambientali – e percepito come un ‘sistema complesso di ecosistemi’, in cui  processi ciclici della natura e azioni umane si completano reciprocamente.

Nell’ecologia del paesaggio i confini assumono una importanza assoluta. I limiti delle tessere del mosaico ambientale sono elementi essenziali del paesaggio e devono essere difesi con ogni mezzo, per conservare la biodiversità all’interno di ogni ecosistema.

Montevergine

La difesa dei confini territoriali è un’opera di conservazione ecologica, al pari della tutela della fauna o della flora, ma assume un ruolo fondamentale soprattutto nella salvaguardia delle comunità antropiche e del loro futuro.

L’uomo interviene sull’ambiente, ma è l’ambiente stesso a plasmare la fisionomia umana ed etnica: ogni paesaggio corrisponde all’uomo che vi abita, che in esso dipana la sua esistenza, immagina e pone in essere il suo destino. La diversità umana è corrispondente alla magnifica diversità e ricchezza dei paesaggi terrestri.
I confini sono l’unica difesa di questa ricchezza. Dissolti i confini si assisterà all’opera deformante dell’entropia. Quando si pone l’attenzione sulla territorialità non si può parlare solo della vocazione enogastronomica di un territorio – certamente importante –, ma anche e soprattutto della difesa dei propri spazi, dei confini e del suolo in cui un popolo si radica ed esprime le sue potenzialità nel tempo.

Monte Raiamagra

Da un punto di vista biologico, ecologico e genetico, ciò che sta avvenendo in Europa – e in maniera più evidente in Italia – prende il nome di ‘sommersione genetica’.  La sommersione genetica – che è una vera e propria forma di contaminazione antropica, quindi ecologica –, origina una serie di modifiche irreversibili e deleterie nel pool genico di una popolazione e nei suoi gruppi etnici, che si sono plasmati, nei millenni, da un profondo equilibrio tra ambiente e genoma. Quando si parla di genoma si intende l’insieme di canoni genetici che regolano le funzioni vitali e la fisionomia di un gruppo umano. Quando invece ci si riferisce all’ambiente, si prendono in considerazione le tipiche matrici ambientali – acqua, suolo, aria –, a cui non sono estranee le abitudini alimentari.
Gli squilibri nel paesaggio esteriore creano uno squilibrio anche in quello interiore. L’ambiente in cui viviamo reca la nostra effigie; la dicotomia esterno-interno è una falsa dicotomia, un’illusione della percezione. Occorre innanzitutto precisare che non esiste un ambiente separato da una popolazione, ma che tutto è parte di una unità organica. Non ci sono elementi esterni o interni, ma popolazioni che acquisiscono la loro forma e la loro fisionomia in un contesto ambientale a loro corrispondente e conforme.

Monte Terminio

La terra è dunque parte della popolazione che la abita; è sacra per quel gruppo umano. Si appartiene a un ambiente esattamente come si appartiene a una discendenza.

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